Politica & Società

Voto di preferenza

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

La mia città è stata tappezzata da manifesti elettorali, le locandine si trovavano dappertutto, la cassetta della posta è stata riempita di lettere con indicazioni di voto su questo o quel candidato. Rifletto e penso. Ricordo le iniziative per l’abolizione del voto di preferenza del passato, ormai dimenticato. Agevola il voto di scambio, si diceva, la promessa di favori di carattere personale piuttosto che sul piano dello sviluppo sociale. Serve, si diceva, a quantificare il peso dell’uno o dell’altro candidato all’interno del gruppo di appartenenza, ad alimentare le lotte interne per il potere, piuttosto che la prevalenza di una linea politica da seguire. Tutte cose dimenticate. Oggi sono in molti a lamentare, per le elezioni di Camera e Senato, la mancanza del voto di preferenza. Si dice che, in questo modo, il cittadino non può scegliere a chi dare il proprio voto, come se per essere presente in lista un candidato qualsiasi non avrebbe difficoltà a farlo. E’ un falso problema, perché, nei fatti, non è possibile riuscire a entrare in una quale che sia lista che si presenti alle elezioni… basta vedere le amministrative o regionali, nelle quali continua a esistere il voto di preferenza ma non esiste ancora la possibilità di far parte, a richiesta, di una lista in cui ci si riconosca idealmente. E’ più facile, seppur con innumerevoli ostacoli e problemi, presentare una lista che accomuni persone e ideali e idee ma è impossibile entrare a far parte di una lista qualsiasi senza sottostare alla disponibilità di chi decide per la lista. Eppure si è parlato e si continua a parlare di incostituzionalità del voto, si continua a porre questo finto problema, quello della mancanza del voto di preferenza. Basta leggere, a proposito di regionali e amministrative, i commenti e i resoconti degli appartenenti a un movimento o a un partito, o ascoltarne i dialoghi, per comprendere a cosa serve davvero il voto di preferenza e cosa comporta in termini di accordi nascosti e di intese sottobanco. Il vero problema è la difficoltà di una partecipazione realmente diretta alla vita politica del Paese e, per le realtà locali, alla vita della comunità. Anche Beppe Grillo, che è tra coloro che pongono questo falso problema, ha potuto mettere in corso delle liste civiche poste in essere dai meet-up che aderiscono attraverso il suo blog alle tematiche del suo pensiero. Sa, anche lui, di essere un demagogo imbonitore, sa anche lui che è stato più facile presentare una lista piuttosto che inserire in movimenti o partiti esistenti persone vicine al suo pensiero. E anche lo sbarramento è un falso problema. Perché lo sbarramento, nella concretezza dei fatti, impedisce alla maggioranza della comunità di persone di soggiacere a veti e no che paralizzano e hanno paralizzato lo sviluppo della società civile.

Riflessioni dopo il voto di aprile, scritte prima della composizione dei governi nazionale e regionale

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

Le elezioni hanno dato delle risposte e fornito lo spunto a riflessioni e approfondimenti.
I pensieri si svolgono nella mente, poco per volta.. sono tante le cose da capire, alcune saltano troppo in evidenza e, proprio per questo loro essere palesi, meritano una meditazione più consapevole.
Il successo della Lega Nord ha una chiave di lettura doppia.. come dichiarato da Maroni, in una intervista, non è soltanto una forte espressione del radicamento territoriale e della voglia di federalismo.. è la prima volta, infatti, che la Lega vede un così ampio convergere di consensi in una tornata elettorale in cui ha manifestamente aderito al progetto di alleanza con il PDL.. è stato premiato anche questo apparentamento, questa adesione preventiva e manifesta.
Le scelte di Veltroni hanno messo fuori gioco l’inconsistenza degli uomini che hanno rappresentato la leadership a sinistra..
Non è venuto meno il profondo valore delle idee che a sinistra possono dare un contributo allo sviluppo della società in Italia, è stato azzerato questo modo di fare politica a sinistra, non è stata premiata la condotta politica dei Bertinotti, dei Rizzo, dei Diliberto, dei Pecoraro Scanio.. troppo vacui e privi di un aggancio che sia reale con i credi autentici che sono propri delle istanze e delle idee a sinistra.
Le scelte di Berlusconi hanno escluso dai giochi l’UDC di Casini, hanno reso velleitari i proponimenti di Tabacci e dei suoi, hanno reso possibile il cammino, che sembrava un po’ forzato, almeno nelle modalità in cui è nato nella stessa idea, del PDL.
In Sicilia, il movimento di Lombardo ha ottenuto larghi consensi.
Su questo, prima che le scelte per la costituzione del governo siano ufficiali, vogliono appuntarsi le note di questa notte.
L’MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non nasce da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali, non ha l’afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L’MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare, nel tempo. Non è sentito dalle persone, non appartiene a degli ideali, si basa su un lavoro di conduzione del potere e di gestione, appunto, delle adesioni.
Che sia vera o non vera l’inchiesta di Alfio Sciacca sul Corriere, che siano vere o non vere le voci sul conto del Presidente Lombardo, non importa.. non è un giudizio di legalità o meno, può anche essere e, fino a prova contraria lo è, tutto pienamente legittimo, senza alcun illecito.
Non è questo il punto, non dal mio punto di vista.
Per quello che è nelle note di stanotte, io parto dal presupposto che Raffaele Lombardo sia un galantuomo.
Il mio ragionamento è soltanto di opportunità politica.
I numeri, e i fatti, hanno dimostrato che anche una legge elettorale come quella per l’elezione della Camera e del Senato, giudicata come inefficace a garantire stabilità e governabilità, risulta ininfluente nel momento in cui rivela esserci, sul territorio nazionale, una forte maggioranza, a prescindere che sia in un senso o nell’altro.
Le scelte a presentarsi al voto con maggiore chiarezza che nel passato hanno dato la possibilità agli elettori di esprimere nell’urna la loro adesione a un progetto, quale che sia, di destra o di sinistra o di centro. In questa tornata è stata premiata la creazione del PDL, poteva essere altrimenti, ma l’elettore, davanti alla possibilità di compiere una scelta con chiarezza, ha mostrato di riuscire a esprimersi, con precise indicazioni sulla volontà di quale maggioranza.
Se, a livello nazionale, l’esclusione di Casini, da una parte, e della Sinistra Arcobaleno, dall’altra, hanno avuto le risposte del corpo elettorale, in Sicilia, a livello locale, nell’ambito delle elezioni per la scelta dei rappresentanti all’ARS e del Governatore, hanno lasciato inespresse istanze e chiarezza.
Il voto a Lombardo è stato il voto al PDL, questo, credo, pure lo stesso Lombardo, dentro di sé, ha coscienza di sapere.
Né può essere lui, che non ha una sua storia personale a proposito di istanze autonomiste, a rappresentare qualcosa in cui egli stesso non ha creduto nel suo passato politico, essendo chiaro, a chi vive in Sicilia, che l’MPA è più una creatura politica che qualcosa che nasce, come accade per la Lega al Nord, dal territorio e nel territorio.
A proposito di semplificazione della vita politica, in breve, l’apparentamento tra PDL e Lega è stato necessario al Nord e, soprattutto, è stato premiato dal voto, un po’ in tutte le regioni della Padania.
L’apparentamento tra PDL e MPA al Sud, invece, è stato un errore politico di Berlusconi ed è stato apparentemente premiato, infatti, soltanto in Sicilia, dove il movimento di Lombardo ha tessuto la sua rete di contatti e adesioni.
Questo, tra l’altro, ha coinvolto l’UDC di Casini e Cuffaro, cooptandoli nella vittoria.
Ma, a parte tutti i meriti o demeriti di Lombardo e tutti i meriti o demeriti di Casini e Cuffaro, senza alcun riferimento a vicende giudiziarie vere o presunte, che non sono nelle intenzioni e nello spirito di queste note, il PDL ha perso l’occasione di stravincere le elezioni regionali presentandosi come PDL in quanto tale.
Forse era questa l’idea di Gianfranco Micciché, nei suoi colloqui con Berlusconi a Roma, nei giorni prima che la scelta ricadesse su Lombardo.
Forse.
Io, qui, scrivo soltanto la mia idea.
E, già in quei giorni, scrivevo di quanto fosse un grave errore “politico” l’alleanza tra PDL e MPA, perché prevedevo, così come ancora, che Lombardo avrebbe fatto pesare, oltre i limiti del risultato elettorale venuto fuori dalle espressioni di consenso, il suo ruolo all’interno dell’accordo.
Il PDL avrebbe vinto a mani basse anche senza l’MPA di Lombardo.
Avrebbe escluso definitivamente dai giochi Casini.
Avrebbe rivelato, con i numeri, l’inconsistenza elettorale di Lombardo e dei suoi dell’MPA.
Avrebbe avuto due legami in meno nel processo di sviluppo per l’Isola e per il Sud, a proposito di quando Berlusconi lamenta di non aver potuto attuare una parte del suo programma, nella scorsa legislatura, proprio per certe pressioni dei suoi alleati, riferendosi dichiaratamente a Casini.
Questo è quel che penso.
Senza troppa presunzione, credo che questo lo sapesse Gianfranco Micciché, anche in quei giorni di serrati colloqui a Roma, purtroppo senza esito.
Berlusconi non è nato né vive in Sicilia, non poteva saperlo, ma poteva informarsi meglio.
Ci si allea con chi condivide, con chi costruisce, o intende costruire, un percorso insieme, come accade con la Lega o con la unificazione di AN e Forza Italia.. più difficile è allearsi con chi, anziché ringraziarti per la visibilità acquisita, sa chiederti il conto del suo peso elettorale ottenuto grazie a te, per di più, e per beffa sulla realtà.
Oggi abbiamo un Parlamento nazionale con tre o quattro partiti.
Potevamo avere un governo regionale solo di PDL, se non ci fossero state inutili e ostili divisioni interne, dichiaratamente portatrici di un boomerang politico forse pesantissimo da ricevere in ritorno.
Questo per quanto riguarda il PDL.
Potevano anche essere altre le espressioni di voto, pure rispettabili.
Ma Lombardo era fuori dal gioco.
E Berlusconi lo ha messo in campo e fatto vincere, facendo del male politico a se stesso.
Forse mi sbaglio, ma, ribadisco, credo che Gianfranco Micciché lo sapesse e lo sappia questo.
A qualcuno può sembrare che ne esca sconfitto, per ora.
Ma non è così.
Le risposte che arrivano nel tempo contribuiscono a scrivere la storia.
Che è fatta di una serie di accadimenti, mai di uno solo slegato dalla successione degli altri.