Politica & Società

Smaltimento rifiuti… nuove opportunità..

Pubblicato in Società da altreidee il Giugno 29, 2008

Se ne parla ancora troppo poco, ma a proposito di smaltimento dei rifiuti potrebbe arrivare una rivoluzione, in positivo.

E’ un sistema di riciclaggio indifferenziato messo a punto dal CNR insieme alla società “Assing S.p.a.” di Roma, presentato on-line su una pagina del sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche già il 7 gennaio scorso. Si chiama Thor, come il nome di un dio vichingo, noto come il dio del tuono e del quale la mitologia scandinava racconta, tra le altre gesta, le sue battaglie contro i giganti. In realtà, Thor è l’acronimo di Total House Waste Recycling, cioè riciclaggio completo dei rifiuti domestici. Un sistema che, finita la fase di sperimentazione, potrebbe combattere davvero il gigante rappresentato dal problema, da sempre esistito e sempre più pressante, dello smaltimento pulito dei rifiuti. E, a proposito di chi utilizza qualsiasi occasione per fare demagogia o, dall’altro canto, per portare avanti i propri interessi, è stucchevole il silenzio che ha accompagnato lo sviluppo di questo sistema. Con la spazzatura si fanno tanti soldi e, spesso, la criminalità organizzata ha esteso le sue ramificazioni in questo settore. Ma con la spazzatura si fa anche tanta demagogia. La notizia della realizzazione e della sperimentazione di questo nuovo sistema “a freddo” che, certamente, rappresenta il futuro, perché può essere utilizzato in un modo che prescinde da quanto è stato sinora, rivoluziona l’idea stessa di smaltimento dei rifiuti.

 A seguire il testo della pagina pubblicata il 07/01/2008 sul sito web del CNR, www.cnr.it .

Tratto dal sito web del CNR
Roma, 7 gennaio 2008
La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling), sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it
Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti tel. 06.4993.3588, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it
Thor è un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING Spa di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata. Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling – riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili. Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità. “Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti, sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno. Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro. L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno. “Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”. Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”. Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.
Guarda il video del tg La7

riflessioni dopo il voto a Catania.. indicazioni per il futuro di valenza in ambito nazionale

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

Il dato elettorale alle amministrative di Catania pone delle riflessioni che avevo anticipato in altri miei precedenti post. Se analizziamo il voto mettendo a confronto i dati della Provincia e del Comune, risultano evidenti i temi che ho provato ad anticipare nelle settimane e nei mesi scorsi.

Alla Provincia il candidato eletto Presidente, Giuseppe Castiglione, ha ottenuto il 77,62% dei voti con il sostegno del PDL, dal quale proviene [Forza Italia], dell’UDC, del Movimento per l’Autonomia (MPA), della sua lista “Per Castiglione Presidente”, della lista Sicilia forte e libera – Raffaele Lombardo, dei Democratici Autonomisti e di Nello Musumeci per la Provincia. In questa vittoria il 29,2% è dato dalla somma di MPA e altre liste autonomiste, il 35,26% è la somma dei voti di PDL e della lista omonima, l’8,46% UDC e il 7,46% Lista Nello Musumeci per la provincia. Al comune Raffaele Stancanelli ha ottenuto il 54,59% dei voti con la stessa composizione di alleanze, tranne la lista Nello Musumeci Sindaco che, da sola, ha ottenuto il 25,16% dei voti. Il 28,357% è il sostegno ottenuto dai voti del PDL e della lista omonima, Per Stancanelli Sindaco, il 33,984% MPA e movimenti autonomisti, il 5,564% UDC.

Come ho già scritto, la costituzione del PDL ha avuto un successo, a livello nazionale, di risultati e di indicazioni da parte degli elettori, che hanno detto la loro in modo inequivocabile. L’accordo con la Lega, al nord, è stato la naturale prosecuzione di un cammino che ha visto sempre vicine le posizioni degli alleati di governo. L’accordo con l’MPA si è rivelato un errore politico. In questo Catania è essenziale per il tipo di analisi, perché è la città da cui nasce il movimento di Raffaele Lombardo, che, come ho già scritto, è una creatura politica che non è radicata nel territorio, ma basata su un sistema di gestione e di conduzione delle adesioni, come risulta evidente se andiamo a confrontare il dato della città etnea con quello, ad esempio, di Palermo, dove l’MPA si ferma al 12,10% contro il quasi 34% di Catania, città in cui supera il poco più che 28% ottenuto dal PDL . Del resto il dato più alto del movimento autonomista del Presidente Lombardo arriva a quasi il 23% ad Agrigento – sempre a spese del PDL – e supera o si avvicina al 15% nelle altre province. “E’ quasi imbarazzante l’assenza del centrosinistra in Sicilia”, ha dichiarato, a margine della conferenza stampa per la candidatura dell’UDC Giovanni Avanti alla Provincia di Palermo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè. Io credo che sia stata un’occasione mancata, come ho già scritto in altri post, per una maggiore incisività dell’azione di governo e che sia altrettanto imbarazzante aver creato i presupposti perché da Catania, con la visibilità che ne è conseguita, l’MPA potesse ampliarsi anche nelle altre province, superando il PDL di quasi sei punti percentuali nella città di origine del movimento. D’altronde, dal suo ruolo di Presidente della Provincia, Lombardo, da buon politico qual è, ha mostrato nel recente passato di saper fare tesoro della sua posizione per porre le basi dello sviluppo futuro della sua creatura. Farà lo stesso dal suo nuovo ruolo di Governatore e i risultati gli danno già ragione. Era necessario? Su un dato nazionale così chiaro, sulla spinta di questo vento di libertà e di voglia di semplicità e chiarezza, di sfoltimento delle liste e dei partiti, sulla vittoria sicura del centrodestra e del PDL di Berlusconi, è valsa davvero la pena di inserire nel gioco anche l’MPA, creando le opportunità di un suo ulteriore rafforzamento? Perché, come è accaduto [da Vice-Sindaco a Presidente di Provincia a Governatore della Regione], così sarà ancora. E Raffaele Lombardo saprà far valere il suo peso, in un futuro non lontano, anche a livello nazionale. Dopo le lamentele su Casini e Follini, e sugli ostacoli o freni all’azione di governo nel quinquennio del Berlusconi Ter, occorreva formare un’altra pedina di valore, con le conseguenti istanze che ne derivano, nella nuova alleanza tra AN e Forza Italia? Il vento spirava per una netta vittoria del PDL, anche senza l’MPA, che ne sarebbe uscito ridimensionato e non avrebbe avuto, come ha adesso, testando il suo peso già in queste amministrative, l’occasione di rafforzarsi.

Cambiando l’obiettivo dell’analisi, sempre su Catania, il dato di Musumeci è impressionante e supporta il ragionamento sulla voglia di semplicità e chiarezza resa manifesta dagli elettori anche in aprile: il 25,16% della sua lista si avvicina al 28,357% complessivo del PDL, ma la sua candidatura è stata resa nota soltanto poco prima della fine di maggio e la sua campagna elettorale ridotta, nei mezzi e nel tempo. Una lista basata sulla persona, sul suo passato di saggio amministratore della cosa pubblica, che ha lasciato un segno senza dover tessere un sistema di adesioni e di gestione del potere, l’opposto del modo in cui ha costruito la sua forza l’MPA. Il dato deve fare riflettere il centrodestra. Quel 25% pieno di Nello Musumeci, è una persona su 4 che pensa in proprio, a prescindere dal lavoro sul territorio delle segreterie e dei circoli, e a prescindere, soprattutto, dal traino delle altre tornate elettorali o delle scelte sulla collocazione nel centrodestra. E’ un dato che dice chiaramente che la lista di Musumeci non ha sottratto voti a sinistra ma a destra. Castiglione al 77,62% compresi i voti della lista “Con Musumeci per la provincia”: Stancanelli al comune si ferma al 54,59% che con i voti di Musumeci sarebbe stato un 79,75% , cioè in termini percentuali quasi la stessa espressione di consenso. Questa è una deduzione troppo facile perché non se ne apra una discussione all’interno di chi opera le scelte nello schieramento di centrodestra.

Altro dato importante. Il 25% di Musumeci, quell’uno su quattro che prescinde da indicazioni, appartenenze e traino elettorale, è il segno dell’inutilità del voto di preferenza che i demagoghi alla Beppe Grillo e Marco Travaglio e Antonio Di Pietro vorrebbero reintrodurre. La candidata della lista civica che si rifà al Meet-up dei grillini si è fermata ben al di sotto dell’1%. Il voto di preferenza non offre al cittadino la possibiità di essere presente in una lista. Ma quel 25%, 1 su 4, racconta dell’importanza, invece, delle primarie all’interno dei partiti, che oltre ad assicurare la libertà di scelta agli elettori rappresenterebbero per i partiti stessi la possibilità di verificare in anticipo la solidità delle loro liste. E, infine, quel quarto dei votanti è il segno dell’importanza della rete per la visibilità e il dialogo con gli elettori per il prossimo domani. In questo, Nello Musumeci, dopo averlo fatto per tanto tempo prima delle elezioni, ci ha creduto, poi, in campagna elettorale, meno di quanto avrebbe dovuto.

Ma è anche questo il futuro. Primarie e dialogo sulla rete.

Potrebbe sembrare il voto di una città alle comunali e alle provinciali. Ma è invece uno spunto da cui imparare. E’ passato del tempo. Ma continuo a chiedermi ancora come sarebbe andata con un centrodestra a candidare alla Regione Sicilia un Gianfranco Miccichè o una Stefania Prestigiacomo. E continuo a darmi la stessa risposta: avrebbe stravinto, ma senza perdere posizioni, né porre le basi per perderne ancora in futuro.

Pensiero libero

Pubblicato in Libero Pensiero da altreidee il Giugno 29, 2008
E’ una terra che ha visto incrociarsi e crescere culture diverse, la nostra. Come un percorso nel tempo, quasi a ricordare il fiume che Hermann Hesse, nel “Siddharta”, definisce in un punto sempre uguale a se stesso, ma arricchito da quel che lo scorrere delle sue fredde acque ha saputo depositare, giorno dopo giorno. Al centro del mediterraneo, terra libera, anche nelle volte in cui ha subito dominazioni, perché, pure da quelle, ne ha tratto spazio per dare origine al confronto, mai statico, sempre in divenire. Qualcosa che è elemento della diversità, della capacità di ascoltare dal racconto della storia, che non è mai fatto di parole soltanto, ma del numero degli accadimenti che hanno svolto, come quando avviene per un rotolo, le pagine che nei secoli abbiamo saputo esprimere di noi. Ricordo, stamane, Pirandello, Sciascia, Quasimodo. C’è stato un momento che ha dovuto consegnare una parte della nostra libertà altrove, sul finire della seconda guerra mondiale. Si può soggiacere a qualcosa di più grande, ma non si perde, mai, il vero senso dello spirito che appartiene al nostro essere. Tutto ha una fine, quale che sia e quale che sia il fenomeno. Non c’è realizzazione che non nasca da una visione, da quel che la mente sa immaginare – e interpretare – prima ancora che avvenga. Sono le idee, a guardarsi indietro, a muovere il mondo e la sua storia. Nulla di grande è mai nato da una conta di numeri, ma da qualcosa che si è staccato in modo autonomo, per la comprensione di un libero modo di pensare e di creare, e che ha poi saputo trovare una strada propria da percorrere per arrivare dove altri, a volte i molti, non avevano lo sguardo per vedere.