Politica & Società

Sicilia… Ma chi sta, poi davvero, con Miccichè?

Pubblicato in Politica da altreidee il Dicembre 19, 2008

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Le risposte arrivano sempre, quando a domandarsi sono le considerazioni che sappiamo fare, provando a guardare in anticipo a cosa accadrà nel tempo. Dopo le elezioni di metà aprile, prima che il nuovo Presidente decidesse della composizione della sua Giunta per il governo della Sicilia, scrivevo: “L’MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali; non ha l’afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L’MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare. Non è sentito dalle persone”.
E ancora: “Il mio ragionamento è soltanto di opportunità politica. I numeri, e i fatti, hanno dimostrato che anche una legge elettorale come quella per l’elezione della Camera e del Senato, giudicata come inefficace a garantire stabilità e governabilità, risulta ininfluente nel momento in cui rivela esserci, sul territorio nazionale, una forte maggioranza, a prescindere che sia in un senso o nell’altro. Le scelte a presentarsi al voto con maggiore chiarezza che nel passato hanno dato la possibilità agli elettori di esprimere nell’urna la loro adesione a un progetto, quale che sia, di destra o di sinistra o di centro. In questa tornata è stata premiata la creazione del PDL, poteva essere altrimenti, ma l’elettore, davanti alla possibilità di compiere una scelta con chiarezza, ha mostrato di riuscire a esprimersi, con precise indicazioni sulla volontà di quale maggioranza. Se, a livello nazionale, l’esclusione di Casini, da una parte, e della Sinistra Arcobaleno, dall’altra, hanno avuto le risposte del corpo elettorale, in Sicilia, a livello locale, nell’ambito delle elezioni per la scelta dei rappresentanti all’ARS e del Governatore, hanno lasciato inespresse istanze e chiarezza. Il voto a Lombardo è stato il voto al PDL, questo, credo, pure lo stesso Lombardo, dentro di sé, ha coscienza di sapere. Né può essere lui, che non ha una sua storia personale a proposito di istanze autonomiste, a rappresentare qualcosa in cui egli stesso non ha creduto nel suo passato politico, essendo chiaro, a chi vive in Sicilia, che l’MPA è più una creatura politica che qualcosa che nasce, come accade per la Lega al Nord, dal territorio e nel territorio. A proposito di semplificazione della vita politica, in breve, l’apparentamento tra PDL e Lega è stato necessario al Nord e, soprattutto, è stato premiato dal voto, un po’ in tutte le regioni della Padania. L’apparentamento tra PDL e MPA al Sud, invece, è stato un errore politico di Berlusconi ed è stato apparentemente premiato, infatti, soltanto in Sicilia, dove il movimento di Lombardo ha tessuto la sua rete di contatti e adesioni. Questo, tra l’altro, ha coinvolto l’UDC di Casini e Cuffaro, cooptandoli nella vittoria. Ma, a parte tutti i meriti o demeriti di Lombardo e tutti i meriti o demeriti di Casini e Cuffaro, senza alcun riferimento a vicende giudiziarie vere o presunte, che non sono nelle intenzioni e nello spirito di queste note, il PDL ha perso l’occasione di stravincere le elezioni regionali presentandosi come PDL in quanto tale. Forse era questa l’idea di Gianfranco Micciché, nei suoi colloqui con Berlusconi a Roma, nei giorni prima che la scelta ricadesse su Lombardo. Forse. Io, qui, scrivo soltanto la mia idea. E, già in quei giorni, scrivevo di quanto fosse un grave errore “politico” l’alleanza tra PDL e MPA, perché prevedevo, così come ancora, che Lombardo avrebbe fatto pesare, oltre i limiti del risultato elettorale venuto fuori dalle espressioni di consenso, il suo ruolo all’interno dell’accordo. Il PDL avrebbe vinto a mani basse anche senza l’MPA di Lombardo. Avrebbe escluso definitivamente dai giochi Casini. Avrebbe rivelato, con i numeri, l’inconsistenza elettorale di Lombardo e dei suoi dell’MPA. Avrebbe avuto due legami in meno nel processo di sviluppo per l’Isola e per il Sud, a proposito di quando Berlusconi lamenta di non aver potuto attuare una parte del suo programma, nella scorsa legislatura, proprio per certe pressioni dei suoi alleati, riferendosi dichiaratamente a Casini. Questo è quel che penso. Senza troppa presunzione, credo che questo lo sapesse Gianfranco Micciché, anche in quei giorni di serrati colloqui a Roma, purtroppo senza esito. Berlusconi non è nato né vive in Sicilia, non poteva saperlo, ma poteva informarsi meglio. Ci si allea con chi condivide, con chi costruisce, o intende costruire, un percorso insieme, come accade con la Lega o con l’unificazione di AN e Forza Italia… più difficile è allearsi con chi, anziché ringraziarti per la visibilità acquisita, sa chiederti il conto del suo peso elettorale ottenuto grazie a te, per di più, e per beffa sulla realtà. Oggi abbiamo un Parlamento nazionale con tre o quattro partiti. Potevamo avere un governo regionale composto solo dal PDL, se non ci fossero state inutili e ostili divisioni interne, dichiaratamente portatrici di un boomerang politico forse pesantissimo da ricevere in ritorno. Questo per quanto riguarda il PDL. Potevano anche essere altre le espressioni di voto, pure rispettabili. Ma Lombardo era fuori dal gioco. E Berlusconi lo ha messo in campo e fatto vincere, facendo del male politico a se stesso. Forse mi sbaglio, ma, ribadisco, credo che Gianfranco Micciché lo sapesse e lo sappia questo. A qualcuno può sembrare che ne esca sconfitto, per ora. Ma non è così. Le risposte che arrivano nel tempo contribuiscono a scrivere la storia. Che è fatta di una serie di accadimenti, mai di uno solo slegato dalla successione degli altri. Questo mi premeva scrivere, dopo tanti giorni di silenzio, “prima” che le scelte per la composizione del governo nazionale e regionale fossero compiute”. [5 maggio 2008]
Qualcuno, adesso, sembra accorgersi di cosa non era difficile conoscere da subito.
E c’è anche qualcos’altro. Quello che lo stesso Gianfranco Miccichè rileva a proposito delle distrazioni di fondi, da e per il Sud, verso altre destinazioni, in danno dello sviluppo del meridione. I dissensi del Sottosegretario alla Presidenza con le politiche che privilegiano le infrastrutture e i contributi alle regioni che, per la loro stessa essenza, sono da traino all’economia del Paese e, quindi, richiedono quei sostegni necessari alla sopravvivenza stessa del Sistema Italia, specie adesso, in un periodo di forte crisi economica e di recessione. Il suo prendere le distanze da certe scelte del collega Tremonti, il suo considerare gli effetti futuri che verranno dalle mancate erogazioni alla ripresa delle macroaree del Sud nelle quali occorre, come sa ritenere con forza di idee, più necessaria e incisiva l’azione di supporto a nuove opportunità di crescita complessiva, nella direzione del superamento dello scalino che le separa dalle altre. Ci sono stati dei giochi di potere: Alfano, Schifani, Firrarello, hanno sospinto la candidatura di Raffaele Lombardo, che adesso sembrano contrastare nella sua azione di governo dell’Isola. Miccichè aveva, come molte altre volte, saputo guardare più lontano e comprendere in anticipo che, per lo stesso accadere delle opportunità in determinati momenti della vita politica di un Paese, tutto serviva tranne la divisione o il misurarsi del peso dei protagonisti e della forza elettorale che potevano esprimere. Ma sembrava, proprio come scrissi in quella notte di maggio, aver perso, senza che così sia stato realmente. Sempre per provare a vedere oltre le apparenze, chissà, ma è solo una domanda che faccio a me stesso, che non sia vero quanto aveva provato ad anticipare del suo pensiero in un’intervista subito a ridosso delle scorse elezioni regionali: unire le sue idee concrete di promozione di un riscatto della sua Isola e del Sud alla struttura del Movimento per l’Autonomia, per una scelta pragmatica e non di condivisione; che è comunque più vicina alla passione che ha saputo mostrare di sé nella semplicità dei fatti – ha messo la faccia e le idee nel provarci, quando ha posto al servizio della Sicilia la sua candidatura – in occasione del rinnovo dell’Assemblea regionale; rimettendoci un po’ nell’immagine, per gli aspri commenti [a volte, come quelli di Repubblica o della stessa La 7, che pure prima ne aveva messo in risalto le considerazioni, quasi sbeffeggianti] ricevuti dalla stampa e dai media e per la perdita di consensi personali, almeno nell’immediatezza del suo intelligente e consapevole adeguarsi alle scelte indirizzate da Berlusconi, scambiato per pochezza di convincimenti e che conteneva, invece, già in nuce, come accade a chi ha valore e passione politica, il sapere cosa sarebbe stato, presto o tardi, come è nei giorni di adesso. Se cade Lombardo, si va al voto. E che sia un giusto chiedere il conto all’interno del PDL; o un misurarsi – stavolta in suo favore – del reale peso politico e di idee delle componenti interne al suo partito; o, chissà – ed è, come scrivo sopra, solo una domanda – un pragmatico avvicinarsi al movimento autonomista di Lombardo; qualsiasi cosa, tra le opzioni, potrebbe essere comunque, anche in questa occasione – magari non adesso, ma tra qualche anno – un riuscire a vedere con chiarezza nel futuro che prova a condividere. Lo stesso nel quale ha mostrato di credere quando ha espresso e sostenuto la sua proposta di rinnovamento – la “rivoluzione siciliana” – che, per il destino beffardo che spesso accompagna coloro che sanno pensare a largo respiro, alcuni, nell’errata interpretazione di quella che non era affatto una rinuncia, hanno scambiato per un voltarsi indietro che non c’è mai stato.
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riflessioni dopo il voto a Catania.. indicazioni per il futuro di valenza in ambito nazionale

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

Il dato elettorale alle amministrative di Catania pone delle riflessioni che avevo anticipato in altri miei precedenti post. Se analizziamo il voto mettendo a confronto i dati della Provincia e del Comune, risultano evidenti i temi che ho provato ad anticipare nelle settimane e nei mesi scorsi.

Alla Provincia il candidato eletto Presidente, Giuseppe Castiglione, ha ottenuto il 77,62% dei voti con il sostegno del PDL, dal quale proviene [Forza Italia], dell’UDC, del Movimento per l’Autonomia (MPA), della sua lista “Per Castiglione Presidente”, della lista Sicilia forte e libera – Raffaele Lombardo, dei Democratici Autonomisti e di Nello Musumeci per la Provincia. In questa vittoria il 29,2% è dato dalla somma di MPA e altre liste autonomiste, il 35,26% è la somma dei voti di PDL e della lista omonima, l’8,46% UDC e il 7,46% Lista Nello Musumeci per la provincia. Al comune Raffaele Stancanelli ha ottenuto il 54,59% dei voti con la stessa composizione di alleanze, tranne la lista Nello Musumeci Sindaco che, da sola, ha ottenuto il 25,16% dei voti. Il 28,357% è il sostegno ottenuto dai voti del PDL e della lista omonima, Per Stancanelli Sindaco, il 33,984% MPA e movimenti autonomisti, il 5,564% UDC.

Come ho già scritto, la costituzione del PDL ha avuto un successo, a livello nazionale, di risultati e di indicazioni da parte degli elettori, che hanno detto la loro in modo inequivocabile. L’accordo con la Lega, al nord, è stato la naturale prosecuzione di un cammino che ha visto sempre vicine le posizioni degli alleati di governo. L’accordo con l’MPA si è rivelato un errore politico. In questo Catania è essenziale per il tipo di analisi, perché è la città da cui nasce il movimento di Raffaele Lombardo, che, come ho già scritto, è una creatura politica che non è radicata nel territorio, ma basata su un sistema di gestione e di conduzione delle adesioni, come risulta evidente se andiamo a confrontare il dato della città etnea con quello, ad esempio, di Palermo, dove l’MPA si ferma al 12,10% contro il quasi 34% di Catania, città in cui supera il poco più che 28% ottenuto dal PDL . Del resto il dato più alto del movimento autonomista del Presidente Lombardo arriva a quasi il 23% ad Agrigento – sempre a spese del PDL – e supera o si avvicina al 15% nelle altre province. “E’ quasi imbarazzante l’assenza del centrosinistra in Sicilia”, ha dichiarato, a margine della conferenza stampa per la candidatura dell’UDC Giovanni Avanti alla Provincia di Palermo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè. Io credo che sia stata un’occasione mancata, come ho già scritto in altri post, per una maggiore incisività dell’azione di governo e che sia altrettanto imbarazzante aver creato i presupposti perché da Catania, con la visibilità che ne è conseguita, l’MPA potesse ampliarsi anche nelle altre province, superando il PDL di quasi sei punti percentuali nella città di origine del movimento. D’altronde, dal suo ruolo di Presidente della Provincia, Lombardo, da buon politico qual è, ha mostrato nel recente passato di saper fare tesoro della sua posizione per porre le basi dello sviluppo futuro della sua creatura. Farà lo stesso dal suo nuovo ruolo di Governatore e i risultati gli danno già ragione. Era necessario? Su un dato nazionale così chiaro, sulla spinta di questo vento di libertà e di voglia di semplicità e chiarezza, di sfoltimento delle liste e dei partiti, sulla vittoria sicura del centrodestra e del PDL di Berlusconi, è valsa davvero la pena di inserire nel gioco anche l’MPA, creando le opportunità di un suo ulteriore rafforzamento? Perché, come è accaduto [da Vice-Sindaco a Presidente di Provincia a Governatore della Regione], così sarà ancora. E Raffaele Lombardo saprà far valere il suo peso, in un futuro non lontano, anche a livello nazionale. Dopo le lamentele su Casini e Follini, e sugli ostacoli o freni all’azione di governo nel quinquennio del Berlusconi Ter, occorreva formare un’altra pedina di valore, con le conseguenti istanze che ne derivano, nella nuova alleanza tra AN e Forza Italia? Il vento spirava per una netta vittoria del PDL, anche senza l’MPA, che ne sarebbe uscito ridimensionato e non avrebbe avuto, come ha adesso, testando il suo peso già in queste amministrative, l’occasione di rafforzarsi.

Cambiando l’obiettivo dell’analisi, sempre su Catania, il dato di Musumeci è impressionante e supporta il ragionamento sulla voglia di semplicità e chiarezza resa manifesta dagli elettori anche in aprile: il 25,16% della sua lista si avvicina al 28,357% complessivo del PDL, ma la sua candidatura è stata resa nota soltanto poco prima della fine di maggio e la sua campagna elettorale ridotta, nei mezzi e nel tempo. Una lista basata sulla persona, sul suo passato di saggio amministratore della cosa pubblica, che ha lasciato un segno senza dover tessere un sistema di adesioni e di gestione del potere, l’opposto del modo in cui ha costruito la sua forza l’MPA. Il dato deve fare riflettere il centrodestra. Quel 25% pieno di Nello Musumeci, è una persona su 4 che pensa in proprio, a prescindere dal lavoro sul territorio delle segreterie e dei circoli, e a prescindere, soprattutto, dal traino delle altre tornate elettorali o delle scelte sulla collocazione nel centrodestra. E’ un dato che dice chiaramente che la lista di Musumeci non ha sottratto voti a sinistra ma a destra. Castiglione al 77,62% compresi i voti della lista “Con Musumeci per la provincia”: Stancanelli al comune si ferma al 54,59% che con i voti di Musumeci sarebbe stato un 79,75% , cioè in termini percentuali quasi la stessa espressione di consenso. Questa è una deduzione troppo facile perché non se ne apra una discussione all’interno di chi opera le scelte nello schieramento di centrodestra.

Altro dato importante. Il 25% di Musumeci, quell’uno su quattro che prescinde da indicazioni, appartenenze e traino elettorale, è il segno dell’inutilità del voto di preferenza che i demagoghi alla Beppe Grillo e Marco Travaglio e Antonio Di Pietro vorrebbero reintrodurre. La candidata della lista civica che si rifà al Meet-up dei grillini si è fermata ben al di sotto dell’1%. Il voto di preferenza non offre al cittadino la possibiità di essere presente in una lista. Ma quel 25%, 1 su 4, racconta dell’importanza, invece, delle primarie all’interno dei partiti, che oltre ad assicurare la libertà di scelta agli elettori rappresenterebbero per i partiti stessi la possibilità di verificare in anticipo la solidità delle loro liste. E, infine, quel quarto dei votanti è il segno dell’importanza della rete per la visibilità e il dialogo con gli elettori per il prossimo domani. In questo, Nello Musumeci, dopo averlo fatto per tanto tempo prima delle elezioni, ci ha creduto, poi, in campagna elettorale, meno di quanto avrebbe dovuto.

Ma è anche questo il futuro. Primarie e dialogo sulla rete.

Potrebbe sembrare il voto di una città alle comunali e alle provinciali. Ma è invece uno spunto da cui imparare. E’ passato del tempo. Ma continuo a chiedermi ancora come sarebbe andata con un centrodestra a candidare alla Regione Sicilia un Gianfranco Miccichè o una Stefania Prestigiacomo. E continuo a darmi la stessa risposta: avrebbe stravinto, ma senza perdere posizioni, né porre le basi per perderne ancora in futuro.

…prima del voto a Catania.. Politica, credibilità & chiarezza

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

Sarebbe più credibile un governo regionale che scegliesse gli assessori per le loro competenze, piuttosto che prima di decidere quali deleghe assegnare loro.
Sarebbe stata un’occasione unica, come ho scritto nelle mie “Note di notte” del 5 maggio, quella di andare compatti solo con il PDL, come è stato per le elezioni nazionali, alle elezioni in Sicilia.
Quel che è stato nei giorni dal dopo voto ad adesso è sotto gli occhi di tutti.
A Catania, per la candidatura a Sindaco, tra Raffaele Stancanelli e Giovanni Burtone, si è inserito Nello Musumeci. Già in un sondaggio del 28 maggio, realizzato dalla stessa società che ha effettuato i sondaggi per conto del PDL alle scorse elezioni, le posizioni di Stancanelli e Musumeci sono di fatto alla pari.
Gli elettori di centrodestra hanno espresso, chiaramente, l’indirizzo che vorrebbero prendesse la linea di governo…
Il governo nazionale, senza UDC e con una inesistente presenza del MPA, è stato varato in tempi strettissimi e si è da subito messo concretamente, e benissimo, al lavoro.
Il governo della Regione Sicilia, con MPA e UDC, ha avuto mille travagli ancora in corso. E non ha iniziato i suoi lavori.
Ma, senza il PDL, Raffaele Lombardo non avrebbe avuto il successo che sembra abbia avuto, avrebbe rappresentato soltanto il ruolo di un ancora ininfluente sparring partner.
Se AN e FI avessero saputo credere di più nel PDL, cosa che continua a non avvenire a livello locale, si sarebbe potuti andare incontro a una più netta, e soprattutto più chiara, fase di rilancio e sviluppo.
Gli elettori di centrodestra si sono espressi chiaramente, a metà aprile.
Catania può essere una cartina di tornasole.
Se Musumeci fosse eletto Sindaco, sarebbero in molti a doversi ricredere su come e sul modo in cui vanno accolte le istanze dei cittadini, anche quando sono elettori.
Ho già scritto che è soltanto una mia idea.
Ma io continuo a credere che Miccichè le sapesse anche lui in anticipo, queste cose, quando ha posto in essere la sua candidatura a Governatore.
Ed è solo accaduto che Silvio Berlusconi non ha saputo ascoltarlo.

 

Riflessioni dopo il voto di aprile, scritte prima della composizione dei governi nazionale e regionale

Pubblicato in Politica da altreidee il Giugno 29, 2008

Le elezioni hanno dato delle risposte e fornito lo spunto a riflessioni e approfondimenti.
I pensieri si svolgono nella mente, poco per volta.. sono tante le cose da capire, alcune saltano troppo in evidenza e, proprio per questo loro essere palesi, meritano una meditazione più consapevole.
Il successo della Lega Nord ha una chiave di lettura doppia.. come dichiarato da Maroni, in una intervista, non è soltanto una forte espressione del radicamento territoriale e della voglia di federalismo.. è la prima volta, infatti, che la Lega vede un così ampio convergere di consensi in una tornata elettorale in cui ha manifestamente aderito al progetto di alleanza con il PDL.. è stato premiato anche questo apparentamento, questa adesione preventiva e manifesta.
Le scelte di Veltroni hanno messo fuori gioco l’inconsistenza degli uomini che hanno rappresentato la leadership a sinistra..
Non è venuto meno il profondo valore delle idee che a sinistra possono dare un contributo allo sviluppo della società in Italia, è stato azzerato questo modo di fare politica a sinistra, non è stata premiata la condotta politica dei Bertinotti, dei Rizzo, dei Diliberto, dei Pecoraro Scanio.. troppo vacui e privi di un aggancio che sia reale con i credi autentici che sono propri delle istanze e delle idee a sinistra.
Le scelte di Berlusconi hanno escluso dai giochi l’UDC di Casini, hanno reso velleitari i proponimenti di Tabacci e dei suoi, hanno reso possibile il cammino, che sembrava un po’ forzato, almeno nelle modalità in cui è nato nella stessa idea, del PDL.
In Sicilia, il movimento di Lombardo ha ottenuto larghi consensi.
Su questo, prima che le scelte per la costituzione del governo siano ufficiali, vogliono appuntarsi le note di questa notte.
L’MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non nasce da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali, non ha l’afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L’MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare, nel tempo. Non è sentito dalle persone, non appartiene a degli ideali, si basa su un lavoro di conduzione del potere e di gestione, appunto, delle adesioni.
Che sia vera o non vera l’inchiesta di Alfio Sciacca sul Corriere, che siano vere o non vere le voci sul conto del Presidente Lombardo, non importa.. non è un giudizio di legalità o meno, può anche essere e, fino a prova contraria lo è, tutto pienamente legittimo, senza alcun illecito.
Non è questo il punto, non dal mio punto di vista.
Per quello che è nelle note di stanotte, io parto dal presupposto che Raffaele Lombardo sia un galantuomo.
Il mio ragionamento è soltanto di opportunità politica.
I numeri, e i fatti, hanno dimostrato che anche una legge elettorale come quella per l’elezione della Camera e del Senato, giudicata come inefficace a garantire stabilità e governabilità, risulta ininfluente nel momento in cui rivela esserci, sul territorio nazionale, una forte maggioranza, a prescindere che sia in un senso o nell’altro.
Le scelte a presentarsi al voto con maggiore chiarezza che nel passato hanno dato la possibilità agli elettori di esprimere nell’urna la loro adesione a un progetto, quale che sia, di destra o di sinistra o di centro. In questa tornata è stata premiata la creazione del PDL, poteva essere altrimenti, ma l’elettore, davanti alla possibilità di compiere una scelta con chiarezza, ha mostrato di riuscire a esprimersi, con precise indicazioni sulla volontà di quale maggioranza.
Se, a livello nazionale, l’esclusione di Casini, da una parte, e della Sinistra Arcobaleno, dall’altra, hanno avuto le risposte del corpo elettorale, in Sicilia, a livello locale, nell’ambito delle elezioni per la scelta dei rappresentanti all’ARS e del Governatore, hanno lasciato inespresse istanze e chiarezza.
Il voto a Lombardo è stato il voto al PDL, questo, credo, pure lo stesso Lombardo, dentro di sé, ha coscienza di sapere.
Né può essere lui, che non ha una sua storia personale a proposito di istanze autonomiste, a rappresentare qualcosa in cui egli stesso non ha creduto nel suo passato politico, essendo chiaro, a chi vive in Sicilia, che l’MPA è più una creatura politica che qualcosa che nasce, come accade per la Lega al Nord, dal territorio e nel territorio.
A proposito di semplificazione della vita politica, in breve, l’apparentamento tra PDL e Lega è stato necessario al Nord e, soprattutto, è stato premiato dal voto, un po’ in tutte le regioni della Padania.
L’apparentamento tra PDL e MPA al Sud, invece, è stato un errore politico di Berlusconi ed è stato apparentemente premiato, infatti, soltanto in Sicilia, dove il movimento di Lombardo ha tessuto la sua rete di contatti e adesioni.
Questo, tra l’altro, ha coinvolto l’UDC di Casini e Cuffaro, cooptandoli nella vittoria.
Ma, a parte tutti i meriti o demeriti di Lombardo e tutti i meriti o demeriti di Casini e Cuffaro, senza alcun riferimento a vicende giudiziarie vere o presunte, che non sono nelle intenzioni e nello spirito di queste note, il PDL ha perso l’occasione di stravincere le elezioni regionali presentandosi come PDL in quanto tale.
Forse era questa l’idea di Gianfranco Micciché, nei suoi colloqui con Berlusconi a Roma, nei giorni prima che la scelta ricadesse su Lombardo.
Forse.
Io, qui, scrivo soltanto la mia idea.
E, già in quei giorni, scrivevo di quanto fosse un grave errore “politico” l’alleanza tra PDL e MPA, perché prevedevo, così come ancora, che Lombardo avrebbe fatto pesare, oltre i limiti del risultato elettorale venuto fuori dalle espressioni di consenso, il suo ruolo all’interno dell’accordo.
Il PDL avrebbe vinto a mani basse anche senza l’MPA di Lombardo.
Avrebbe escluso definitivamente dai giochi Casini.
Avrebbe rivelato, con i numeri, l’inconsistenza elettorale di Lombardo e dei suoi dell’MPA.
Avrebbe avuto due legami in meno nel processo di sviluppo per l’Isola e per il Sud, a proposito di quando Berlusconi lamenta di non aver potuto attuare una parte del suo programma, nella scorsa legislatura, proprio per certe pressioni dei suoi alleati, riferendosi dichiaratamente a Casini.
Questo è quel che penso.
Senza troppa presunzione, credo che questo lo sapesse Gianfranco Micciché, anche in quei giorni di serrati colloqui a Roma, purtroppo senza esito.
Berlusconi non è nato né vive in Sicilia, non poteva saperlo, ma poteva informarsi meglio.
Ci si allea con chi condivide, con chi costruisce, o intende costruire, un percorso insieme, come accade con la Lega o con la unificazione di AN e Forza Italia.. più difficile è allearsi con chi, anziché ringraziarti per la visibilità acquisita, sa chiederti il conto del suo peso elettorale ottenuto grazie a te, per di più, e per beffa sulla realtà.
Oggi abbiamo un Parlamento nazionale con tre o quattro partiti.
Potevamo avere un governo regionale solo di PDL, se non ci fossero state inutili e ostili divisioni interne, dichiaratamente portatrici di un boomerang politico forse pesantissimo da ricevere in ritorno.
Questo per quanto riguarda il PDL.
Potevano anche essere altre le espressioni di voto, pure rispettabili.
Ma Lombardo era fuori dal gioco.
E Berlusconi lo ha messo in campo e fatto vincere, facendo del male politico a se stesso.
Forse mi sbaglio, ma, ribadisco, credo che Gianfranco Micciché lo sapesse e lo sappia questo.
A qualcuno può sembrare che ne esca sconfitto, per ora.
Ma non è così.
Le risposte che arrivano nel tempo contribuiscono a scrivere la storia.
Che è fatta di una serie di accadimenti, mai di uno solo slegato dalla successione degli altri.